La storia

La chiesa di “Santa Maria della Grotta”, designata anche con il nome di Madonna delle Grazie, è una delle più antiche della città di Messina ed è tra le poche rimaste in loco nonostante le guerre e le calamità naturali che si sono susseguite nel corso dell’ultimo secolo.

La prima fonte conosciuta al giorno d’oggi riguardo la chiesa e la leggenda ad esso correlata, si deve al celebre gesuita Placido Samperi, che ne ha parlato nella sua “iconologia della Gloriosa Vergine Madre di Dio Maria Protettrice di Messina” nel 1644.

Incisione di Francesco Sicuro – 1768

Arrivo dell’icona alla grotta.

Samperi scrive che in un tempo non definito, durante le persecuzioni in oriente che hanno provocato numerosi danni a tutte le immagini sacre, un’icona della Vergine Maria si trovava a bordo di un “vascello levantino” che, passando nelle acque innanzi ad una grotta lungo la riviera del faro, non si sa per quale virtù occulta,  si è fermato non riuscendo a proseguire la sua navigazione; a nulla sono serviti gli sforzi del comandante e dell’equipaggio, che hanno provato in ogni modo a disincagliare la nave. In seguito, il comandante ha ordinato che l’icona della vergine venisse sbarcata e fosse posta nella grotta davanti ai loro occhi; nel momento in cui l’icona è stata messa nella grotta, il l’equipaggio è riuscito a disincagliare il vascello ed a riprendere la sua navigazione. Sin da subito, da luogo anonimo adibito a ricovero barche dei poveri pescatori, la grotta è diventata meta di pellegrinaggio per tutta la zona, e punto di ritrovo soprattutto per gli abitanti del litorale.

Origini della chiesa e destino storico dell’icona.

Samperi designa il 1500 circa come data indicativa nella quale è stato edificato un piccolo oratorio; tale costruzione si deve alle offerte dei fedeli e all’interessamento di fra Paolo Poeta, dell’ordine dei predicatori, che aveva a cuore la venerata immagine della Vergine Maria ed ha voluto darle una sistemazione più dignitosa.

Non si conosce l’esatta rappresentazione presente sull’icona, poiché l’autore riferisce di una potente mareggiata che ha colpito l’oratorio, portando con sé l’icona e facendone perdere ogni traccia.

La fama della Vergine della grotta però ha resistito nel tempo tanto da arrivare, intorno al 1622, al viceré di Sicilia Emanuele Filiberto, che è entrato nella schiera dei devoti e si è occupato, a sue spese, di far costruire una chiesa a pianta circolare che di certo risultava molto più sontuosa dell’oratorio cinquecentesco.

Purtroppo, Filiberto non è riuscito a vedere il completamento della costruzione a causa della sua morte prematura. In sua memoria, però, ha continuato il lavoro un altro viceré, Don Francesco di Mello (Francisco de Melo), conte di Assumar.

È interessante ricordare che fino al 1908, ai lati dell’ingresso della chiesa, erano presenti due lapidi marmoree che elogiavano le gesta dei due viceré.

All’interno della chiesa, terminata nel 1639, è stata collocata una grande pala d’altare rappresentante la Natività, celebre opera di Domenico Marolì; l’artista ha voluto dipingere proprio questa scena per creare un legame tra la Madonna della Grotta e la Grotta di Betlemme.

Terremoto del 1908 ricostruzione della chiesa e restauro.

La chiesa ha resistito a terremoti e guerre fino al grande sisma che ha colpito la città di Messina nel 1908, durante il quale è crollata quasi del tutto; scavando tra le macerie, si è visto che il terremoto ha miracolosamente risparmiato la grande pala della Natività e l’immagine scultorea della Madonna delle Grazie.

In attesa della ricostruzione, le funzioni religiose sono state celebrate in una chiesa baracca, dono del pontefice Pio X.

Resti della Chiesa ormai distrutta

Grazie a don Vincenzo Gentile, sacerdote della parrocchia in quegli anni, la chiesa è stata ricostruita nel sito originario, e dato l’aumento della popolazione del villaggio rispetto al XVII secolo, si è impegnato a farla ampliare con l’aggiunta di una grande navata, posta dietro l’iconica cupola; in questo modo, la struttura originale e caratteristica è stata mantenuta, e si è ottenuta una maggiore capienza all’interno per il popolo di Dio residente nel luogo.

La nuova chiesa è stata inaugurata e benedetta da Mons. Angelo Paino l’8 settembre 1931.

Un intervento di ristrutturazione è stato fatto nel 2011 per riportare la chiesa al suo colore originale.

Opere all’interno della chiesa.

Le opere degne di nota che possiamo ammirare all’interno della chiesa sono molteplici.

All’ingresso si può osservare il fonte battesimale in marmo rosso di Taormina, databile tra il XVIII e il XIX secolo e proveniente dall’antica chiesa.

L’opera principale è senza alcun dubbio la pala della Natività di Domenico Marolì, una delle pochissime opere della città di Messina custodite ancora oggi nei siti originari. Essa è situata all’interno della Cappella del Ss. Sacramento, incastonata in un importante altare marmoreo. La tela è stata sottoposta ad un accurato restauro nel 1982 a cura del professore Carmelo Geraci.

Natività, Domenico Marolì

All’interno della Cappella del Ss.Sacramento si trova anche una pregevole colonnina in marmo bianco del XVII secolo proveniente dalla chiesa “Oratorio della Pace”.

Nella parete di destra della chiesa è possibile ammirare notevole bassorilievo marmoreo in marmi mischi, rappresentante il Sacro Cuore di Gesù, proveniente anch’esso da una delle chiese distrutta dal terremoto; esso fa da cornice alla piccola immagine di Gesù bambino di Praga, alla cui base è stato posto l’unico capitello della chiesa seicentesca giunto fino a noi.

Nella parete di sinistra della chiesa, d’innanzi alla Cappella del Ss. Sacramento, possiamo osservare l’altare laterale dedicato alla Pietà, in cui è situata una considerevole statua in gesso dei primi anni del 1900 rappresentante la deposizione dalla croce. Ai lati della statua vi sono due lapidi ai caduti con i nomi degli uomini deceduti durante la I Guerra Mondiale, che rendono questo spazio un primo sacrario del villaggio.

Ultimo, ma non per importanza, è il prodigioso simulacro rappresentante la Madonna delle Grazie; è una scultura monolitica in quercia massiccia, rappresentante la Vergine con il suo bambino in braccio. È un’opera di autore ignoto, posta nell’abside dell’altare maggiore. È stata sottoposta a restauro conservativo a cura dei professori Carmelo ed Ernesto Geraci nel 2024.

Condividi

Papa Leone su twitter

In suffragio di…

Il Signore ha chiamato a sé la nostra sorella ANNA LE DONNE ASZELIUS

Il Signore ha chiamato a sé la nostra sorella Anna Le Donne Aszelius, di anni 94. Le esequie saranno celebrate sabato 21 marzo, alle ore 11.00. Una prece.

Condividi